sabato 13 marzo 2010

http://www.youtube.com/watch?v=PxI508qwCPgContro la violenza sulle donne a "Focus" su BS Television.

venerdì 16 ottobre 2009

lunedì 12 ottobre 2009

CONVENZIONE NAZIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO A ROMA - 11 OTTOBRE 2009

Si è svolta a Roma la Convenzione Nazionale del Partito Democratico, 1000 delegati provenienti da tutta Italia, eletti nelle Convenzioni Provinciali, hanno legittimato i risultati delle votazioni svoltesi nelle riunioni di Circolo, determinando il numero dei candidati ammessi alle primarie del 25 ottobre. L’On. Maurizio Miliavacca, Presidente della Commissione Elettorale, ha reso noto i risultati, confermando Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino come candidati alla carica di Segretario Nazionale del PD. Tra i sei delegati ionici, Fabio Ligonzo, che ci racconta nel dettaglio come sono andati i lavori.
Angela Finocchiaro ha aperto la convenzione nazionale del Pd porgendo un saluto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non appena finito il saluto la platea si è alzata in piedi con un lungo applauso rivolto idealmente al capo dello Stato che la Finocchiaro ha ringraziato "per il ruolo importante di difesa della Costituzione".
Poi la parola è passata a Bersani. Il Pd deve saper ''riaprire il cantiere dell'Ulivo'', promuovendo ''ampie alleanze democratiche'' in vista delle regionali, ha detto l'ex ministro. ''Adesso - ha aggiunto - abbiamo tre cose da fare: rinnovare e rafforzare noi stessi; riaprire il cantiere dell'Ulivo con movimenti politici e civici disposti al dialogo con noi; lavorare ad un quadro ampio di alleanze politiche''. ''Noi non vogliamo fare da soli - ha proseguito - né ci immaginiamo da soli nel futuro. Chi pensasse di fare da solo lucrando qualcosa dalla divisione delle forze di opposizione se ne prenderebbe la responsabilità".
"Lavorerò con gli altri candidati per una straordinaria partecipazione alle primarie", ha poi assicurato. "Ognuno dice la sua, iscritti ed elettori decidono. Noi - spiega - ci atteniamo alle loro decisioni. Ribadisco che per quello che mi riguarda l'unico avversario possibile è colui che piccona la ditta. Gli altri sono tutti amici e compagni e voglio lavorare con loro in solidarietà e unità".
"Bisogna aprire il fronte di una battaglia democratica", insiste Bersani per il quale bisogna "reagire ad una deriva che a poco a poco ci allontana dal contesto delle grandi democrazie del mondo". Un allontanamento causato dalla linea che stanno tendendo il governo e il premier Berlusconi. A tutto questo bisogna reagire, sottolinea Bersani: ''Ci vuole una politica di combattimento".
Dal canto suo Dario Franceschini ha assicurato: "Chiunque sarà eletto avrà bisogno del sostegno leale degli altri. Restare uniti, se non sarò eletto farò così. Se il 25 ottobre mi rieleggeranno, le prime due persone che chiamerò a collaborare saranno Pierluigi Bersani per le sue competenze economiche e Ignazio Marino per le sue competenze scientifiche". Per Franceschini questa è la prima "garanzia" da dare agli elettori del Pd. "La seconda garanzia è parlare con la stessa voce".
Poi attacca il premier Silvio Berlusconi: "E' anti berlusconiano o anti italiano dire che è un ominicchio quello che offendendo Rosy Bindi ha offeso tutte le donne".
Sul nodo alleanze Franceschini precisa: "Faremo alleanze solo sotto patto di lealtà, non costruiremo più coalizioni che hanno come collante quello di essere contro un avversario. Alle 15 sigle da Diliberto a Mastella diciamo no grazie, abbiamo già dato". Il segretario ribadisce che la 'ragione sociale' del Pd è quella di saper parlare a laici e cattolici, a moderati e anche a chi sta a sinistra dei democratici. "Un grande partito non è identitario. Dobbiamo aprirci e allargarci. Penso a 'Sinistra e libertà' e ai socialisti".
Nel suo intervento alla Convenzione del Pd, Ignazio Marino ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a candidarsi alla segreteria. "Siamo qui per affermare che noi ci siamo e ci saremo, con una identità finalmente chiara e un segretario forte del voto di milioni di cittadini", ha detto. Per il candidato alla segreteria, "la vera questione sono i contenuti" e per questo bisogna dare "risposte chiare e nette". Marino ha esortato a "dire senza esitare che adottiamo la laicità come metodo irrinunciabile", a dire che "siamo per i diritti", "dalla parte delle donne", "no al nucleare". Tra l'altro, per Marino "il ricambio condiviso della classe dirigente è indispensabile".
"Voglio un Pd che vince e che fa vincere le persone", continua. "Un partito aperto, delle persone" che tiene "primarie sempre". "Noi democratici vogliamo una politica che sappia riattivare le speranze - ha concluso -. La politica democratica sta dalla parte dei deboli, protegge, ma ha l'ambizione, contagiosa, che ogni debole possa diventare forte".
Non hanno partecipato all'Assemblea di oggi alcuni dei fondatori del partito. Non c'è ad esempio Walter Veltroni, il primo segretario del Pd che fu eletto il 14 ottobre 2007 e si dimise il 17 febbraio di quest'anno dopo la sconfitta del partito nelle regionali in Sardegna. All'Hotel Marriot non ci sono neanche Romano Prodi e Francesco Rutelli.
La seconda fase che prende il via oggi culminerà con le primarie del 25 ottobre, nelle quali a pronunciarsi saranno gli elettori e i simpatizzanti. Infine, se nessuno dei tre candidati dovesse superare l’asticella del 50% più uno dei voti, è previsto un terzo passaggio, quello dell'assemblea nazionale, che viene convocata due settimane dopo le primarie, il 7 novembre, quando al ballottaggio andranno i primi due candidati.
Il dirigente politico del PD, afferma Ligonzo, dovrà capire i bisogni profondi dei suoi concittadini, essere in grado di riattivare entusiasmo, creare squadre per obiettivi raggiungibili, gruppi di lavoro su interessi concreti. Un partito popolare, che unisca definitivamente Sud e Nord e dove tutti si sentano i fondatori. È stata un’esperienza fantastica, tanti giovani del sud accorsi a Roma, con un unico intento, ricreare grande partito riformista partendo proprio da noi.

giovedì 1 ottobre 2009

PD, NEI CONGRESSI STRAVINCE BERSANI, FRANCESCHINI CHIEDE AIUTO A VELTRONI

«E adesso, tanti e tanti gazebo per le primarie», fa Pierluigi Bersani di grigio perla vestito giunto alla Camera per votare disciplinatamente contro lo scudo «E adesso, tanti e tanti gazebo per le primarie», fa Pierluigi Bersani di grigio perla vestito giunto alla Camera per votare disciplinatamente contro lo scudo fiscale di Tremonti. Un Bersani più che soddisfatto per la conta interna al partito, quella riservata agli iscritti, che lo hanno posto sul podio più alto in 16 regioni contro le 4 andate a Dario Franceschini (che l’ha spuntata nel Lazio, in Sicilia, Friuli e Val d’Aosta), con punte semi-plebiscitarie per l’ex ministro intorno al 70 per cento in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata. Un dato quest’ultimo sul quale hanno puntato il dito alcuni pasdaran del fronte ”darista” alla Adinolfi, secondo il quale «Bersani vince proprio in quelle zone dove c’è il tesseramento inquinato». Esplode un ”caso Lazio”, dove sia i daristi sia Ignazio Marino contestano i dati: per Michele Meta, coordinatore di Marino, il terzo candidato non ha ottenuto il 7 ma il 9 per cento, mentre i daristi contestano a Migliavacca di non aver assegnato il Lazio al segretario uscente. Ma sembrano polemiche destinate a rientrare. Ci sarà una sorta di taglio delle ali estremistiche, o almeno delle posizioni più estreme. Nel fronte bersaniano, dopo un po’ di confronto interno se sminuire o meno le primarie favorendo magari la non partecipazione, è prevalsa la tesi più ragionevole e politicamente spendibile che la conta è inevitabile, meglio quindi buttarcisi a capofitto piuttosto che dare l’impressione di temerle o peggio di remare contro. Ci ha pensato Massimo D’Alema a dettare la linea aperturista, spiegando che dopo il voto lusinghiero degli iscritti per Bersani, gli stessi adesso si adopereranno per confermare anche tra gli elettori il dato a favore dell’ex ministro, e quindi avanti tutta con le primarie. All’appuntamento del 25 ottobre guarda ovviamente Franceschini, e Piero Fassino già invita a buttare il cuore oltre l’ostacolo: «Alle primarie ci sono tutte le possibilità perché Dario ribalti la situazione». Il ragionamento fassiniano è che, analizzando bene percentuali e soprattutto cifre assolute, la distanza tra Dario e Pierluigi non va oltre i 60 mila voti a favore di quest’ultimo, quindi la partita rimane aperta apertissima. Le carte di Franceschini? La principale si chiama Walter Veltroni. Il segretario dimissionario, come annunciato e promesso, finora si è tenuto rigorosamente fuori dalla mischia, ma in tanti nel fronte darista premono perché si impegni in prima persona a favore di Franceschini in iniziative pubbliche dove il messaggio da mandare dovrebbe essere chiaro e univoco: votate Dario per salvaguardare il Pd del Lingotto, il Pd originario crogiolo dei vari riformismi, il Pd dove possano convivere Binetti e Angius e la Concia. Altrimenti? L’altra strada, l’altro approdo li spiega Beppe Fioroni, primo azionista di riferimento degli ex popolari: «Deve apparire chiaro che con Franceschini vince il Pd come casa di tutti, se passa Bersani si fa una Cosa 3 che certamente non ha capacità espansiva. Ma dico: eravamo riusciti a non finire sotto le macerie del crollo socialdemocratico costruendo un partito al 33 per cento, e adesso ci dovremmo mettere a inseguire modelli sconfitti dalla storia e dai cittadini invece di proseguire su strade nuove?». http://www.ilmessaggero.it/

martedì 29 settembre 2009

CONGRESSO PD: TRA GLI ISCRITTI STRAVINCE BERSANI

(Asca.it) Dopo lo scorso week-end, Pierluigi Bersani e' virtualmente il nuovo segretario del Pd. Al risultato finale manca infatti una manciata di congressi periferici che si concluderanno entro domani, ma ormai il piu' e' fatto. I consensi per l'ex ministro per lo Sviluppo economico si sono consolidati al 55%. Quelli per Dario Franceschini sono sotto il 40%, mentre Ignazio Marino si attesterebbe intorno all'8%.Secondo i dati ufficiosi, Bersani vince in quindici regioni, con 21 punti percentuali in piu' di Franceschini al nord e con 28 punti di vantaggio al sud. L'attuale segretario si impone invece nel Lazio con il 43,9% rispetto al 41,7 di Bersani, e ha un lieve margine di vantaggio nelle Marche, in Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia e Sicilia.Bersani e' largamente primo in Emilia Romagna (60%), Piemonte (58%), Puglia (72%), Calabria (71%), Campania (59%), Abruzzo (68%), Sardegna (63%). E' al di sopra del 50% pure in Liguria, Lombardia, e Toscana. Tra le candidature alle segreterie regionali, che vengono rinnovate in concomitanza con i congressi di Circolo, spiccano il successo di Debora Serracchiani in Friuli (e' schierata con Franceschini) e la bocciatura di Sergio Cofferati in Liguria (anche lui filo Franceschini).Giuseppe Fioroni, ex responsabile dell'organizzazione del Pd, smorza gli entusiasmi del fronte pro Bersani con una battuta polemica: ''Una cosa e' il risultato del girone di qualificazione e un'altra e' il risultato della finalissima''. I sostenitori di Franceschini puntano infatti sul risultato delle primarie del 25 ottobre, quando a esprimersi saranno gli elettori del Pd e non solo gli iscritti al partito. L'obiettivo e' ribaltare il risultato dei congressi di Circolo, anche se si determinerebbe la bizzarra situazione di un doppio risultato non facile da gestire: Bersani primo nel Pd, Franceschini primo nelle primarie. Il segretario, secondo lo statuto, lo elegge comunque la platea delle primarie, almeno che nessuno dei candidati raggiunta il 50% piu' 1 dei consensi. In quel caso, la parola finale tornerebbe all'Assemblea congressuale.Per rivolgersi agli elettori e non solo agli iscritti da qui al 25 ottobre, Franceschini e Bersani hanno deciso due differenti strategie. Il segretario in carica, a Milano, ha tenuto ieri il primo di quelli che ha definito ''Dieci discorsi agli italiani'': l'ultimo appuntamento e' previsto a Marzabotto il 24 ottobre. Anche Bersani riprendera' il suo tour elettorale in giro per l'Italia con la parola d'ordine ''Il Pd riparte dai territori'', per segnalare che e' sua intenzione ricostruire il partito con un rapporto piu' stretto con la realta' sociale.Marino, con l'8% dei consensi, avendo superato la soglia di accesso del 5, partecipera' anche lui alle primarie che era poi l'obiettivo della sua candidatura per rendere piu' popolare tra gli iscritti i temi della laicita' e dei diritti. Un eventuale accordo programmatico con Bersani, avverrebbe dopo l'elezione di quest'ultimo al vertice del Pd.Ma siccome c'e' l'eventualita' che le primarie non eleggano nessun segretario, in questo caso l'accordo tra Bersani e Marino avrebbe maggiore peso nel determinare l'elezione del nuovo leader nell'Assemblea congressuale.Bersani dice intanto di non temere il giudizio delle primarie. E' convinto di poter contare sull'effetto trascinamento del consenso acquisito tra gli iscritti anche quando si trattera' di far esprimere gli elettori: ''Non c'e' differenza antropologica fra il cosiddetto cittadino iscritto e il cittadino elettore, mi aspetto una certa coerenza fra queste posizioni''.In attesa del risultato definitivo del lungo iter congressuale, l'attenzione e' rivolta a cosa potrebbe accadere nel Pd in caso di elezione di Bersani. In particolare, Francesco Rutelli presenta il suo libro dal polemico titolo ''Lettera a un partito mai nato''. L'ex presidente della Margherita dovrebbe chiarire le sue intenzioni, dopo che nelle scorse settimane si era parlato di un suo addio al Pd prima dell'Assemblea congressuale dell'11 ottobre e delle primarie del 25. Secondo alcune indiscrezioni, l'ex sindaco di Roma starebbe valutando la possibilita' di creare un proprio movimento che andrebbe a collocarsi al centro dello schieramento politico in buona sintonia con l'Udc di Pier Ferdinando Casini.Rutelli e' convinto che l'elezione di Bersani a leader finirebbe per socialdemocratizzare il Pd in modo eccessivo, spostando troppo a sinistra il baricentro del partito.Commentando il risultato negativo dei socialdemocratici nelle elezioni in Germania di domenica scorsa, alcuni sostenitori di Franceschini (Pierluigi Castagnetti, Marina Sereni ed Ermete Realacci) hanno ricordato che la crisi dei partiti socialisti in Europa da' ragione al progetto del Pd di superare le identita' novecentesche. Anche Bersani, alla luce di quanto accaduto in Germania, ha parlato della necessita' di ''nuove sintesi politiche tra tradizioni diverse'' senza pero' scolorire la collocazione a sinistra dei partiti progressisti.

lunedì 28 settembre 2009

MARATONA CONGRESSUALE DEL PD A TARANTO E PROVINCIA

Il 70.93% a Bersani (1349 voti), il 27.34% a Franceschini (520 voti), 1.43% a Marino (33 voti). Sono questi i risultati (aggiornati al 28/09) delle assemblee di circolo del Partito Democratico impegnate nella maratona congressuale. Il dato regionale è davvero interessante, il 69.95% a Blasi (1315 voti), 1.91% a Emiliano (36 voti), il 26,76% a Minervini (503 voti) e 1,38% a Fusco (26 voti). Alla luce dei risultati, afferma Fabio Ligonzo, responsabile della Comunicazione del PD, anche a Taranto il tasso di partecipazione si conferma uguale alla media nazionale, con il 57,74% (1907 su 3484).Un dato davvero incoraggiante, infatti, dopo questa prima fase, la campagna congressuale del Pd si aprira' al popolo della primarie, che il 25 ottobre sara' chiamato ad eleggere il segretario nazionale e quello regionale.Le assemblee di circolo si concluderanno tutte entro mercoledi' 30 settembre. Al Circolo 1° Maggio di Taranto sono stati eletti 11 delegati alla convenzione provinciale per l'elezione del segretario nazionale, Pierluigi Bersani, (Ligonzo Fabio, Daniela Petragallo, Calia Giovanni, Buonsanti Liliana, Cucci Benedetto, Fontana Severina, Gregucci Domenico, Nicastro Saveria, Leggieri Cataldo, Lombardi Alessandra, Esposito Gianfranco) e 12 delegati alla convenzione provinciale per l'elezione del segretario regionale, Sergio Blasi (Friolo Giuseppe, De Pace Laura, Giancane Gabriele, Cormio Michelina, Termite carmelo, Zito Bianca Maria, Narracci Giovanni, Maraglino Nunziata, Petragallo Paolo, Cucci Emanuela, Quintiliani Francesco, Lacatena Alessandra).Il giorno dopo la Commissione regionale per il congresso comunichera' i dati definitivi.

sabato 26 settembre 2009

PD: NEL VENETO A BERSANI 47,32%, A FRANCESCHINI 39,80%

(ASCA) - Padova, 26 set - Il 47,32% a Bersani (3.962 voti), il 39,80% a Franceschini (3.332 voti), il 12,47% a Marino (1.044 voti). Sono questi i risultati (aggiornati al 25/09) delle assemblee di circolo del Partito Democratico impegnate nella maratona congressuale.
Secondo i dati forniti dalla Commissione regionale per il congresso, ha votato finora il 65% dei circoli (292), dei quali fanno parte il 51% degli iscritti. Il tasso di partecipazione si conferma molto elevato rispetto alla media nazionale, con il 64% degli aventi diritto che hanno esercitato il loro diritto di voto (8.372 su 13.090).
Le assemblee di circolo si concluderanno tutte entro mercoledi' 30 settembre. Il giorno dopo la Commissione regionale per il congresso comunichera' i dati definitivi.
Dopo questa prima fase, la campagna congressuale del Pd si aprira' al popolo della primarie, che il 25 ottobre sara' chiamato ad eleggere il segretario nazionale e quello regionale.
In Veneto i competitor sono tre: Rosanna Filippin (Bersani), Andrea Causin (Franceschini) e Felice Casson (Marino).

venerdì 25 settembre 2009

BERSANI IN VANTAGGIO IN CAMPANIA

Il mediano.it... Dopo quelli nazionali, arrivano i dati regionali: il Partito democratico ha diffuso i primi risultati campani, parziali, dei congressi locali svolti in vista del congresso nazionali di fine ottobre. Elaborati finora i dati di 52 circoli: solo un campione, non necessariamente rappresentativo, del totale dei circoli regionali, ma comunque quanto basta per farsi un’idea. Questi primi dati indicano che in Campania ha votato a stento il 40 per cento degli iscritti, un esito che per tutta la giornata di ieri ha fatto parlare di «flop», anche perché in tutta Italia l’affluenza sfiora finora il 60 per cento. Pier Luigi Bersani guida finora la sfida tra le mozioni nazionali, arrivando quasi al 60 per cento in Campania, un dato vicino al 56 registrato finora nel complesso delle venti regioni. Restando sempre in Campania, Dario Franceschini segue con il 36 per cento, Ignazio Marino chiude con il 4 per cento. Così come in altre aree d’Italia, ha giocato un certo ruolo lo «splitting», cioè la possibilità di differenziare il voto per il congresso regionale rispetto a quello per il congresso nazionale. E infatti Enzo Amendola fa ancora meglio del suo leader nazionale di riferimento, cioè Bersani: Amendola sfiora il 70 per cento, mentre Leonardo Impegno, collegato alla mozione Franceschini, è al 26 per cento, e Franco Vittoria, esponente della mozione Marino, è al 5 per cento. Amendola è in testa in tutti i circoli dell’area nolano-vesuviana finora scrutinati, mentre Bersani segna il passo a Massa di Somma, Acerra, Pollena Trocchia, dove è secondo rispetto a Franceschini. In compenso, l’ex ministro dello Sviluppo vince con maggioranze schiaccianti a Boscoreale, Ottaviano, San Vitaliano e San Giuseppe. Emblematico il caso di Ottaviano, dove la mozione Bersani sfiora il cento per cento tra gli iscritti che sono andati a votare. In realtà l’affluenza non è eccezionale: 87 votanti su 380 iscritti a Ottaviano, quindi meno del 25 per cento. Caso-limite dell’astensionismo è Acerra, dove ha votato circa il 15 per cento degli iscritti, con un curioso dato incrociato: Enzo Amendola vince tra le mozioni regionali, ma Dario Franceschini, cioè il candidato della mozione avversa, prevale per la sfida di livello “superiore”.

mercoledì 23 settembre 2009

ROMA, BERSANI OLTRE 50% IN RISULTATI PRIMI 14 CONGRESSI DI CIRCOLO

Roma, 23 set. - (Adnkronos) - Il responsabile dell'organizzazione della federazione di Roma del Partito Democratico, Marco Miccoli, rende noti i primi risultati, secondo i dati trasmessi dalle organizzazioni locali del Pd di Roma, dei 14 congressi di circolo (circa 10% del totale della Citta') che si sono svolti fino a ieri.
Su 1.544 voti, pari al 60% degli aventi diritto iscritti ai 14 circoli, 774 voti, pari al 50,1%, vanno a Pier Luigi Bersani, 389 voti, il 25,2%, a Dario Franceschini e 381 voti, il 24,7%, a Ignazio Marino. Per quanto riguarda le preferenze per il segretario regionale, si registrano 750 voti, quindi il 48,8%, per il candidato della mozione Bersani Alessandro Mazzoli, 420 voti, pari al 27,3%, al candidato della mozione Franceschini Roberto Morassut, e 366 voti, il 23,9%, alla candidata della mozione Marino Ileana Argentin.
''Si tratta - sottolinea Miccoli - di risultati riferiti a un numero limitato di congressi di circolo, che hanno interessato 2.544 iscritti romani su un totale di 31.440, quindi circa l'8%''.