lunedì 12 ottobre 2009

CONVENZIONE NAZIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO A ROMA - 11 OTTOBRE 2009

Si è svolta a Roma la Convenzione Nazionale del Partito Democratico, 1000 delegati provenienti da tutta Italia, eletti nelle Convenzioni Provinciali, hanno legittimato i risultati delle votazioni svoltesi nelle riunioni di Circolo, determinando il numero dei candidati ammessi alle primarie del 25 ottobre. L’On. Maurizio Miliavacca, Presidente della Commissione Elettorale, ha reso noto i risultati, confermando Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino come candidati alla carica di Segretario Nazionale del PD. Tra i sei delegati ionici, Fabio Ligonzo, che ci racconta nel dettaglio come sono andati i lavori.
Angela Finocchiaro ha aperto la convenzione nazionale del Pd porgendo un saluto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non appena finito il saluto la platea si è alzata in piedi con un lungo applauso rivolto idealmente al capo dello Stato che la Finocchiaro ha ringraziato "per il ruolo importante di difesa della Costituzione".
Poi la parola è passata a Bersani. Il Pd deve saper ''riaprire il cantiere dell'Ulivo'', promuovendo ''ampie alleanze democratiche'' in vista delle regionali, ha detto l'ex ministro. ''Adesso - ha aggiunto - abbiamo tre cose da fare: rinnovare e rafforzare noi stessi; riaprire il cantiere dell'Ulivo con movimenti politici e civici disposti al dialogo con noi; lavorare ad un quadro ampio di alleanze politiche''. ''Noi non vogliamo fare da soli - ha proseguito - né ci immaginiamo da soli nel futuro. Chi pensasse di fare da solo lucrando qualcosa dalla divisione delle forze di opposizione se ne prenderebbe la responsabilità".
"Lavorerò con gli altri candidati per una straordinaria partecipazione alle primarie", ha poi assicurato. "Ognuno dice la sua, iscritti ed elettori decidono. Noi - spiega - ci atteniamo alle loro decisioni. Ribadisco che per quello che mi riguarda l'unico avversario possibile è colui che piccona la ditta. Gli altri sono tutti amici e compagni e voglio lavorare con loro in solidarietà e unità".
"Bisogna aprire il fronte di una battaglia democratica", insiste Bersani per il quale bisogna "reagire ad una deriva che a poco a poco ci allontana dal contesto delle grandi democrazie del mondo". Un allontanamento causato dalla linea che stanno tendendo il governo e il premier Berlusconi. A tutto questo bisogna reagire, sottolinea Bersani: ''Ci vuole una politica di combattimento".
Dal canto suo Dario Franceschini ha assicurato: "Chiunque sarà eletto avrà bisogno del sostegno leale degli altri. Restare uniti, se non sarò eletto farò così. Se il 25 ottobre mi rieleggeranno, le prime due persone che chiamerò a collaborare saranno Pierluigi Bersani per le sue competenze economiche e Ignazio Marino per le sue competenze scientifiche". Per Franceschini questa è la prima "garanzia" da dare agli elettori del Pd. "La seconda garanzia è parlare con la stessa voce".
Poi attacca il premier Silvio Berlusconi: "E' anti berlusconiano o anti italiano dire che è un ominicchio quello che offendendo Rosy Bindi ha offeso tutte le donne".
Sul nodo alleanze Franceschini precisa: "Faremo alleanze solo sotto patto di lealtà, non costruiremo più coalizioni che hanno come collante quello di essere contro un avversario. Alle 15 sigle da Diliberto a Mastella diciamo no grazie, abbiamo già dato". Il segretario ribadisce che la 'ragione sociale' del Pd è quella di saper parlare a laici e cattolici, a moderati e anche a chi sta a sinistra dei democratici. "Un grande partito non è identitario. Dobbiamo aprirci e allargarci. Penso a 'Sinistra e libertà' e ai socialisti".
Nel suo intervento alla Convenzione del Pd, Ignazio Marino ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a candidarsi alla segreteria. "Siamo qui per affermare che noi ci siamo e ci saremo, con una identità finalmente chiara e un segretario forte del voto di milioni di cittadini", ha detto. Per il candidato alla segreteria, "la vera questione sono i contenuti" e per questo bisogna dare "risposte chiare e nette". Marino ha esortato a "dire senza esitare che adottiamo la laicità come metodo irrinunciabile", a dire che "siamo per i diritti", "dalla parte delle donne", "no al nucleare". Tra l'altro, per Marino "il ricambio condiviso della classe dirigente è indispensabile".
"Voglio un Pd che vince e che fa vincere le persone", continua. "Un partito aperto, delle persone" che tiene "primarie sempre". "Noi democratici vogliamo una politica che sappia riattivare le speranze - ha concluso -. La politica democratica sta dalla parte dei deboli, protegge, ma ha l'ambizione, contagiosa, che ogni debole possa diventare forte".
Non hanno partecipato all'Assemblea di oggi alcuni dei fondatori del partito. Non c'è ad esempio Walter Veltroni, il primo segretario del Pd che fu eletto il 14 ottobre 2007 e si dimise il 17 febbraio di quest'anno dopo la sconfitta del partito nelle regionali in Sardegna. All'Hotel Marriot non ci sono neanche Romano Prodi e Francesco Rutelli.
La seconda fase che prende il via oggi culminerà con le primarie del 25 ottobre, nelle quali a pronunciarsi saranno gli elettori e i simpatizzanti. Infine, se nessuno dei tre candidati dovesse superare l’asticella del 50% più uno dei voti, è previsto un terzo passaggio, quello dell'assemblea nazionale, che viene convocata due settimane dopo le primarie, il 7 novembre, quando al ballottaggio andranno i primi due candidati.
Il dirigente politico del PD, afferma Ligonzo, dovrà capire i bisogni profondi dei suoi concittadini, essere in grado di riattivare entusiasmo, creare squadre per obiettivi raggiungibili, gruppi di lavoro su interessi concreti. Un partito popolare, che unisca definitivamente Sud e Nord e dove tutti si sentano i fondatori. È stata un’esperienza fantastica, tanti giovani del sud accorsi a Roma, con un unico intento, ricreare grande partito riformista partendo proprio da noi.

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