giovedì 1 ottobre 2009

PD, NEI CONGRESSI STRAVINCE BERSANI, FRANCESCHINI CHIEDE AIUTO A VELTRONI

«E adesso, tanti e tanti gazebo per le primarie», fa Pierluigi Bersani di grigio perla vestito giunto alla Camera per votare disciplinatamente contro lo scudo «E adesso, tanti e tanti gazebo per le primarie», fa Pierluigi Bersani di grigio perla vestito giunto alla Camera per votare disciplinatamente contro lo scudo fiscale di Tremonti. Un Bersani più che soddisfatto per la conta interna al partito, quella riservata agli iscritti, che lo hanno posto sul podio più alto in 16 regioni contro le 4 andate a Dario Franceschini (che l’ha spuntata nel Lazio, in Sicilia, Friuli e Val d’Aosta), con punte semi-plebiscitarie per l’ex ministro intorno al 70 per cento in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata. Un dato quest’ultimo sul quale hanno puntato il dito alcuni pasdaran del fronte ”darista” alla Adinolfi, secondo il quale «Bersani vince proprio in quelle zone dove c’è il tesseramento inquinato». Esplode un ”caso Lazio”, dove sia i daristi sia Ignazio Marino contestano i dati: per Michele Meta, coordinatore di Marino, il terzo candidato non ha ottenuto il 7 ma il 9 per cento, mentre i daristi contestano a Migliavacca di non aver assegnato il Lazio al segretario uscente. Ma sembrano polemiche destinate a rientrare. Ci sarà una sorta di taglio delle ali estremistiche, o almeno delle posizioni più estreme. Nel fronte bersaniano, dopo un po’ di confronto interno se sminuire o meno le primarie favorendo magari la non partecipazione, è prevalsa la tesi più ragionevole e politicamente spendibile che la conta è inevitabile, meglio quindi buttarcisi a capofitto piuttosto che dare l’impressione di temerle o peggio di remare contro. Ci ha pensato Massimo D’Alema a dettare la linea aperturista, spiegando che dopo il voto lusinghiero degli iscritti per Bersani, gli stessi adesso si adopereranno per confermare anche tra gli elettori il dato a favore dell’ex ministro, e quindi avanti tutta con le primarie. All’appuntamento del 25 ottobre guarda ovviamente Franceschini, e Piero Fassino già invita a buttare il cuore oltre l’ostacolo: «Alle primarie ci sono tutte le possibilità perché Dario ribalti la situazione». Il ragionamento fassiniano è che, analizzando bene percentuali e soprattutto cifre assolute, la distanza tra Dario e Pierluigi non va oltre i 60 mila voti a favore di quest’ultimo, quindi la partita rimane aperta apertissima. Le carte di Franceschini? La principale si chiama Walter Veltroni. Il segretario dimissionario, come annunciato e promesso, finora si è tenuto rigorosamente fuori dalla mischia, ma in tanti nel fronte darista premono perché si impegni in prima persona a favore di Franceschini in iniziative pubbliche dove il messaggio da mandare dovrebbe essere chiaro e univoco: votate Dario per salvaguardare il Pd del Lingotto, il Pd originario crogiolo dei vari riformismi, il Pd dove possano convivere Binetti e Angius e la Concia. Altrimenti? L’altra strada, l’altro approdo li spiega Beppe Fioroni, primo azionista di riferimento degli ex popolari: «Deve apparire chiaro che con Franceschini vince il Pd come casa di tutti, se passa Bersani si fa una Cosa 3 che certamente non ha capacità espansiva. Ma dico: eravamo riusciti a non finire sotto le macerie del crollo socialdemocratico costruendo un partito al 33 per cento, e adesso ci dovremmo mettere a inseguire modelli sconfitti dalla storia e dai cittadini invece di proseguire su strade nuove?». http://www.ilmessaggero.it/

Nessun commento:

Posta un commento